La Formazione
La comunità Passaggi si è avvalsa di questi collaboratori esterni per la formazione degli operatori: Fabio Fiorelli (S.P.I), Adriana D'arezzo (S.P.I)Enrico Pedriali (ATC), Massimo Marà (università Cattolica Roma), Franca Avvisati (Spazio Psicoanalitico), Andreina Cerletti (S.P.I), Andrea Narracci (A.I.P.S.I), Josuè Mannu ( c.t. Urbania), Aldo Lombardo (c.t. Gledhill), Sergio Benvenuto (C.N.R), Cristiana Cimino (S.P.I)
La formazione degli operatori della comunità agisce su alcuni fattori che influenzano direttamente la loro condizione professionale e in questo modo qualifica e dà dignità ad una attività che viene oggi riconosciuta come particolarmente usurante. E’ ormai noto che la formazione è uno dei fattori che contrasta il fenomeno del burn-out e del conseguente turn-over degli operatori che ha spesso come ultimo esito la disintegrazione dell’equipe e la compromissione della cultura istituzionale. La formazione non può consistere nella sola supervisione quindicinale o mensile e nell’incontro settimanale di riunione dell’equipe ed erroneamente è spesso considerato sufficiente il bagaglio formativo già acquisito, ovvero l’esperienza analitica personale che l’operatore porta con se all’inizio del suo impegno professionale. E’ evidente che quest’idea della formazione non può essere ritenuta sufficiente a soddisfare il concetto di formazione permanente.
Per consentire che l’aquisizione informazioni costituisca un bagaglio , “ una cassetta per gli attrezzi sufficientemente fornita ma mai completa ” per l’operatore, la comunità effettua una seria programmazione delle proposte formative in modo che l’operatore ,in modo graduale ma continuo, acquisisca il quadro generale sui saperi con i quali dovrà confrontarsi e aggiornarsi nel corso degli anni.Questo consente oltre ad un corretto impiego delle energie che egli dovrà utilizzare a scopi formativi, una maggiore consapevolezza dell’ importanza del proprio operato e quindi una maggiore definizione della propria identità professionale.
Il contesto comunitario per le caratteristiche che propriamente possiede, fortemente influenzate dalla cultura e dalle prassi legate al social living e al social learning, consente di utlilizzare un modello che ha come finalità precipua l’apprendimento sociale.
Risulta evidente che se la comunità è un contesto privilegiato per la trasmissione e l’aquisizione delle esperienze anche la formazione degli operatori avviene ,seppure in modo non esclusivo, in forma “diretta”.
In questo senso la comunità provvede ad allestire al prorio interno alcuni setting formativi sui diversi contenuti teorici e fornisce inoltre gli strumenti formativi affinchè gli operatori possano decidere di riflettere anche su tematiche scelte autonomamente e accrescere le proprie competenze multidisciplinari. Incontri periodici di informazione sulla letteratura del settore disponibile stimolano la creazione di quella cultura della ricerca che costituisce uno dei fondamentali principi teorici della cultura comunitaria che è “la cultura dell'indagine”.

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