PROGETTO DELL'UNITA' DI REINSERIMENTO (UDR)

Premesse:
L'unità di reinserimento è sorta come un naturale sviluppo dei programmi terapeutici della comunità Passaggi.
Dopo il percorso terapeutico in comunità era stato osservato che alcuni degli ospiti che si erano maggiormente avvantaggiati del trattamento comunitario e che spesso erano già inseriti in tirocini di lavoro o progetti esterni alla comunità , mostravano l'esigenza di sperimentare una condizione abitativa meno assistita che consentisse loro di fare una verifica delle proprie aquisizioni sia in ambito terapeutico, ( costanza dell'oggetto, capacità di stare da soli) sia in ambito riabilitativo( verifica delle proprie capacità di autogestione e incremento delle stesse) e di implementare i propri livelli di autonomia in un contesto di minor protezione.

Nel recente passato, per gli ospiti che al termine del percorso avevano espresso l'esigenza di una collocazione abitativa autonoma dalla famiglia ,anche solo temporanea , si era provveduto ad “accompagnarli” in abitazioni da loro stessi scelte . Essi erano aiutati nell'allestimento degli spazi abitativi e nei mesi successivi, prima di una definitiva dimissione, venivano in ogni caso loro garantiti interventi terapeutici( continuità della terapia individuale) psichiatrici( incontro di verifica farmacologica settimanale) e assistenziale ( Assistenza domiciliare bi-tri settimanale).
Abbiamo osservato che alcuni di questi progetti hanno avuto un esito estremamente favorevole perchè effettivamente gli ex ospiti hanno dimostrato di poter vivere da soli e la loro esistenza successiva all'intervento in comunità , in generale, ha segnato un significativo passo in avanti.
Per altri ospiti l'obbiettivo non è stato pienamente raggiunto poiché la loro collocazione esistenziale successiva è stata la famiglia d'origine, ma ciononostante essi hanno riconosciuto come dato significativo aver potuto, anche se solo per un breve periodo, fare esperienza di abitare da soli. ( questi riferimenti sono tratti dalle interviste del follow-up effettuato nel 2005 su 28 pazienti dimessi ). Va sottolineato che veniva dato seguito a questi progetti solo se questi erano espressamente richiesti dal cliente e con il pieno consenso dei famigliari.


Le condizioni dei pazienti al termine del percorso , i livelli di autonomia raggiunta alquanto diversificati e le limitate risorse disponibili per realizzare tali progetti non ci hanno consentito in passato di poter offrire a tutti gli ospiti una esperienza di maggiore autonomia prima della dimissione e questo spesso ha avuto come conseguenza dimissioni non facili in cui il “salto” tra la vita alquanto protetta della comunità e la vita sociale con le sue imprevedibilità è risultato troppo alto per molti ospiti. Questo spesso anche a causa della mancanza di “paracaduti”sociali quali risorse istituzionali spendibili in borse di lavoro e tirocini protetti. Il rischio incombente ma fortunatamente in quasi tutti i casi scongiurato è stato dopo significativi miglioramenti,il ritorno alle condizioni iniziali.

E' quindi sorta l'esigenza di allestire uno spazio istituzionale meno assistito ma organico al progetto della comunità comunità terapeutica , che potesse garantire a tutti gli ospiti che ne dimostrassero necessità e capacità, la sperimentazione, prima della dimissione, di gradi ulteriori di autonomia rispetto a quelli raggiunti in comunità : un ambiente meno protetto in cui il peso della decisionalità progettuale individuale fosse incrementato e in cui agli interventi delle terapie prestate fosse aggiunto un'attenzione all'impowerment delle risorse personali necessarie ad una vita autonoma.

Ma l'unità di reinserimento può anche considerarsi per le proprie caratteristiche una struttura leggera e flessibile per quei pazienti che pur mostrando una '”evidenza Psichiatrica” abbiano mantenuti intatti livelli di abilità e autonomia e che per tale ragione non necessitano specificatamente di un intervento nella comunità terapeutica . Tali pazienti dimostrano infatti bisogni di cura in ambito terapeutico e in quello del reinserimento sociale ( a volte vivono lunghi periodi di isolamento sociale) e non nell'ambito dell'autogestione, poiché nonostante le difficoltà sono in grado di provvedere sufficientemente al soddisfacimento dei propri bisogni vitali essenziali.
Spesso questi pazienti provengono da una residenza autonoma che però non sono più in grado di mantenere o, in ogni caso, lo standard della loro qualità di vita risulta fortemente a rischio.

STRUTTURA

La nuova unità di reinserimento si avvale di una struttura autonoma ma contigua alla struttuta "centrale". Possiede spazi atti a garantire una ottimale ospitalità: camere private , spazi adeguati per la vita comune, servizi . La struttura possiede tutte le caratteristiche di una civile abitazione ed è organizzata per l'ordinario svolgimento della vita autonoma di un gruppo residente. ( tipo casa famiglia). 2. Questa collocazione di prossimità consente agli ospiti ,che hanno precedentemente svolto il percorso in comunità ,di poter sperimentare una maggiore autonomia ma senza allontanarsi "fisicamente" troppo dal luogo dove fino a quel momento si è svolto il loro percorso di cura.
Per contro tale prossimità permette ai residenti che non hanno effettuato precedentemente il percorso in comunità, una prossimità alla struttura centrale che consente una maggiore presenza di figure e tutele istituzionali.

L'ORGANIZZAZIONE

La presenza degli operatori, limitata e ridotta a specifici momenti topici della giornata ( sveglia, pranzo, cena) del gruppo, consente ai residenti di essere discretamente "accompagnati" negli impegni quotidiani e può essere utilizzata per elaborare gruppalmente le questioni sorte nella vita quotidiana ordinaria.
A questo fine verrà definito un momento specifico ( prima o dopo il pranzo) o prima dopo la cena) in cui ogni residente, in presenza di un operatore o di un responsabile del programma, avrà modo di condividere con gli altri residenti i problemi sorti durante lo svolgimento delle attività quotidiane effettuate autonomamente fuori dalla struttura( tirocinio di formazione, lavoro protetto, etc) o delle attività preliminari a quelle autonome ( autogestione e governo degli ambienti , presenza negli atelier ) o semplicemente una condivisione delle questioni inerenti l'organizzazione degli aspetti concreti della quotidianità quali: spesa, organizzazione del tempo libero etc.
Risulta evidente che i momenti di incontro e discussione gruppali necessari per operare scelte comuni, risulteranno , dato il carattere maggiormente autonomo della condivisione degli spazi della quotidianità e data la minima presenza degli operatori, decisivi e pregnanti per la vita e la qualità delle relazioni del gruppo di residenti.
Determinante in questo tipo di struttura risulta inoltre la compatibilità caratteriale dei residenti vista la relativa possibilità degli operatori di mediare e moderare i conflitti che sempre sono presenti nella coabitazione di uno stesso spazio quotidiano.

GLI ATELIER dell'unità di reinserimento:

Gli atelier sono organizzati in un edificio autonomo dalla unità di reinserimento e dalla struttura centrale. Esiste la possibilità di utilizzo di spazi differenziati per le diverse attività previste.
Gli atelier dell'unità di reinserimento sono differenziati dagli spazi meramente riabilitativi della struttura centrale e assolvono all'esigenza dell'istituzione di promuovere attività di abilitazione professionale e sociale, anche tramite l'ausilio della creazione di cooperative sociali, nell'ottica della creazione di rapporti organici con il territorio seguendo i principi dell'impresa sociale. A questo fine si avvalgono delle tecnologie idonee a garantire la produzione di beni e servizi che consentano una competitività legata alle correnti regole del mercato.

Sono quindi previsti:

Atelier di computer Grafica :
E' un laboratorio con finalità di aquisizione di competenze nell'ambito della grafica computerizzata che consente la realizzazione di stampa digitale ad alta definizione per tirature limitate.
Il laboratorio, oltre alla finalità interna all'istituzione di produrre un giornale a cura degli ospiti della comunità, tramite la creazione di una cooperativa integrata risponde alle esigenze della committenza esterna.

Atelier der restauro del mobile antico:
E' un laboratorio di abilitazione professionale dove alle finalità non secondarie , legate al piacere del saper fare e all'accrescimento dell'autostima nel vedere realizzate le proprie capacità manuali, si unisce l'ethos della dimensione artigianale , legato ai concetti di recupero e riuso dei manufatti e una precisa definizione professionale.

Club :
Non è propriamente un atelier ma uno spazio di proposte cuturali cinematografiche e letterarie:
uno spazio aperto di tipo associativo dove i residenti dell'unità e gli ospiti della comunità propongono eventi culturali aperti alla cittadinanza. Uno spazio di incontro dove è possibile incontrarsi per scambiare opinioni e discutere o semplicemente prendere un tè.